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Modena città agile

Modena città agile

Ad ormai tre mesi dalle elezioni amministrative, CNA vuole proporre alcune riflessioni e idee su temi particolarmente importanti per la città. Una sorta di progetto per la città che vorremmo nei prossimi anni, e lo fa cominciando dalla Città Agile: una città che si possa spostare in modo efficiente e sostenibile.
Proposte che partono da una considerazione: la – ovvia – funzione baricentrica di Modena rispetto alla provincia, in modo particolare nei confronti dei comuni limitrofi. Il censimento del 2011 parla di quasi 49.000 persone che, ogni giorno, si spostano verso la città per studiare e lavorare, a fronte a quasi 12.000 pendolari che viaggiano sulla direttrice opposta.
Per far fronte ai crescenti bisogni di mobilità, e in un’ottica di sostenibilità dei trasporti, è chiaro che non è possibile pensare solo a nuove strade. D’altra parte, occorre avere ben presente che il trasporto individuale era, è, e continuerà ad essere essenziale per una comunità come quella modenese, ancora oggi basata su un modello economico manifatturiero.
In altri termini, trasporto pubblico e altri sistemi “dolci” non potranno mai soddisfare i bisogni di sistemi produttivi così diffusi come quelli che caratterizzano anche il capoluogo.
CNA ha individuato quattro azioni integrate che possono migliorare la congestionata situazione del traffico:

  • Gronda da San Cesario a Modena parallela alla A1, già illustrata qualche giorno fa
  • Creazione di un servizio ferro-tranviario che, partendo da “Gigetto”, si prolunghi sino a Carpi
  • Efficientamento degli innesti di Nonantola e Panaria alla Tangenziale in zona Torrazzi
  • Creazione di un’asse “Tav” o, in alternativa, di un by pass Soliera-Albareto

LA GRONDA. Partendo dalle considerazioni precedenti, ribadiamo la necessità di individuare una soluzione agli annosi problemi sulla direttrice di accesso est-ovest, da e verso Modena. La criticità che insiste su via Emilia Est e strada Vignolese non richiede nemmeno di essere motivata: basti solo ricordare che ogni giorno 10.000 pendolari si recano Modena su questa palesemente obsoleta antica via romana. A questi si aggiungono i trasporti commerciali che servono all’attività di imprese che lavorano per una rete fisica basata su diversi interventi di natura manifatturiera (pensiamo al conto terzi nel settore meccanico). Si rende, quindi, necessario realizzare senza ritardi la già progettata complanarina, che si innesti alla complanare già esistente a Santa Maria del Mugnano, e completarla con una gronda che colleghi San Cesario all’ingresso della complanarina stessa, con innesti funzionali e scorrevoli.
Diverso il caso della direttrice nord-sud. Da questo punto di vista esiste già un’infrastruttura, la Modena-Sassuolo ferroviaria che, rimodulata e potenziata sino a Carpi, potrebbe rappresentare una valida alternativa al trasporto su gomma. Uno spunto importante, da questo punto di vista, viene dallo studio dell’ing. Carlo Borsari (www.riconnetteremodena.wordpress.com).
La trasformazione di “Gigetto” in un moderno servizio ferro-tranviario, come accaduto in diverse città europee ed italiana (ultima Firenze) rappresenta un’opportunità forse unica riqualificazione per un’ampia parte del nostro territorio.
Perché ciò avvenga, è necessario non pensare a questa linea come ad un trasporto regionale, ma come un servizio metropolitano con veicoli più leggeri di tipo ferro-tranviario consentirebbe, grazie a maggiori ratei di accelerazione e decelerazione, di aumentare la frequenza del servizio ed il numero di fermate, fermi restando i tempi di percorrenza. Ciò darebbe anche la possibilità di sostituire, almeno nell’area urbana, i passaggi a livello con i semafori.
Rimandiamo all’accurato studio citato per le modalità tecniche. Qui sottolineiamo solo come l’estensione di questo servizio insisterebbe su un territorio di 6 comuni che rappresentano il 50% della popolazione e il 60% dei posti di lavoro della Provincia di Modena e che generano ogni giorno circa 110.000 spostamenti con origine e destinazione all’interno di questo territorio.
A ciò va aggiunta la funzione di rigenerazione che avrebbe questo servizio su aree urbane ancora oggi tra loro scollegate e, in qualche caso, in situazione di degrado).
La creazione di questo servizio metropolitano alleggerirebbe il traffico da e per Carpi, anche questo in sofferenza nelle ore di punta (pensiamo all’intersezione della nazionale per Carpi con la Provinciale per Campogalliano).
Non mancano esempi di successo di questa modalità di trasporto: pensiamo al tram-treno (nella foto) di Karlsruhe (300mila abitanti), Mulhouse (110mila abitanmti) e, in Italia, ai casi di Brescia, Sassari e Firenze
Altro nodo cruciale è l’accesso a Modena da Nonantola: un raddoppio di carreggiata della Nonantolana ed un potenziamento della rotonda dove quest’ultima si innesta sulla tangenziale Pasternak contribuirebbe senza dubbio allo snellimento del traffico.
C’è poi un quarto intervento che potrebbe decongestionare la viabilità cittadina sulla tangenziale – a tutti gli effetti ormai una strada “interna” – senza impattare sul consumo di suolo: la realizzazione di una strada che corra sulle piste utilizzate per la realizzazione della Tav e che permetterebbe una soluzione alternativa alla tangenziale nord nel tratto Romana-Panaria.
L’alternativa, sempre nell’ottica di un impatto limitato sull’ambiente, potrebbe essere rappresentata da un by pass che da appalto di Soliera, attraversando il Secchia su un ponte più nuovo e sicuro di quello attuale – il cosiddetto Passo dell’Uccellino – arrivi alla Statale 12, raddoppiando poi le corsie di quest’ultima sino a Modena.

Queste sono quattro proposte concrete, in grado di migliorare il traffico a Modena, con beneficio non solo per la città, ma anche per i residenti nei comuni limitrofi.
Benefici che, per essere sfruttati appieno, richiedono anche un esame della viabilità interna a cui dovranno concorrere anche coloro – come i taxisti – che “vivono” quotidianamente sulle strade della città.

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