“Le imprese del trasporto persone sono allo stremo. Servono rapidi e tangibili interventi a loro sostegno. Altrimenti entro settembre il comparto perderà almeno un quarto delle imprese”.

A lanciare l’allarme è Federico Sandri, portavoce del comparto del trasporto persone di CNA Fita Modena. Numeri forse non straordinari – sul nostro territorio stiamo parlando di 200 imprese e circa 300 dipendenti, dietro ai quali ci sono famiglie di imprenditori e lavoratori che stanno guardando al futuro con timore.

“Infatti, questo settore ha subito, sta subendo e rischia di subire ancora a lungo gli effetti negativi della pandemia. Eppure, è scarsamente considerato benché nella fase di emergenza, e tuttora, abbia operato con obblighi di servizio, come nel caso dei taxi, e in totale rimessa e fatturato a zero nel caso di ncc e autobus”.

“Pur comprendendo il forte stato di disagio delle imprese, abbiamo deciso di non aderire a nessuna forma di protesta, almeno in questa fase. Attraverso l’interlocuzione a tutti i livelli con le istituzioni ci auguriamo che le nostre proposte vengano accolte nella fase di conversione e di emanazione dei prossimi provvedimenti”.

Secondo Fita CNA, è necessario trovare soluzioni capaci di contenere le principali voci di costo e al tempo stesso lavorare su interventi in grado di stimolare una nuova domanda di trasporto, con forme di integrazione al Trasporto pubblico locale, e di aprire nuovi segmenti di mercato, come i servizi dedicati nell’ambito socio-sanitario, stanziando risorse specifiche e rafforzando le misure di sostegno in termini di ristoro a fondo perduto.

“Il dramma che si sta prefigurando per le imprese non può essere sottovalutato. Pensiamo, ad esempio, alle imprese che si occupano del trasporto scolastico e del turismo: non è certo esagerato affermare che sono ad evidente e concreto rischio chiusura. E non temporaneamente. Peraltro, l’eventuale scomparsa di imprese locali apre il fianco all’arrivo sul territorio di realtà che, in passato, non sono state in grado di garantire un servizio adeguato. Per questo le poche risorse a disposizione – conclude Sandri – vanno indirizzate con oculatezza per sostenere concretamente il settore”.