Con la risoluzione del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 9 giugno scorso il Governo ha definitivamente chiarito che i proprietari dei capannoni artigianali accatastati con la lettera D non potranno usufruire dell’opportunità di posticipare la prima rata dell’IMU dal 16 giugno al 16 ottobre per la quota di loro spettanza. Tale decisione appare discriminatoria nei confronti di una categoria economica, quella dell’artigianato, che ha pagato e sta ancora pagando un prezzo altissimo a seguito dell’emergenza Covid-19.

D’altra parte, la scelta condivisa da tutti i Sindaci dei Comuni della nostra provincia, espressa più volte sui media, è di posticipare in toto la prima rata dell’IMU al 16 di ottobre, quindi anche per le parti di competenza statale, una opzione che come CNA abbiamo apprezzato e sostenuto con forza.

Siamo di fronte all’ennesima fase di corto circuito tra il Governo centrale e gli Enti Locali, che non fa altro che alimentare ulteriormente incertezza e confusione che andrebbero invece assolutamente evitate per accelerare i processi di uscita dalla crisi economica originata dalla pandemia.

Se dovessimo valutare quest’ultimo intervento del Governo, dovremmo sicuramente attribuirgli una pesante insufficienza in quanto tardivo e, soprattutto, perché non tiene minimamente conto delle difficoltà concrete che incombono sull’economia del Paese. Infatti, insieme all’IMU ci sono tante altre scadenze di imposte e contributi per i quali avevamo richiesto lo slittamento a settembre, come è stato fatto per le scadenze di aprile e di maggio.

Siamo convinti che queste scelte contribuiranno pesantemente a diminuire il livello di fiducia degli imprenditori che oggi stanno lottando con tutte le loro forze per mantenere in vita le aziende, nonostante un quadro economico costellato da tanti dubbi e incertezze.

È questa l’ennesima prova che la burocrazia, in particolare quella “cattiva”, non perde mai l’occasione di mettere i bastoni tra le ruote a quel tessuto di piccola e media impresa fondamentale per il rilancio economico del Paese.