L’Ufficio Studi di CNA Modena ha analizzato il saldo tra nuove aziende e quelle che hanno definitivamente abbassato le saracinesche: ecco i dati

Il segnale di allarme lo aveva già lanciato dei giorni scorsi la Camera di Commercio, diffondendo i dati relati alla chiusura e alla riapertura delle imprese nel 2020, anno che si è concluso con un saldo negativo di 527 aziende, lo 0,8% di quelle attive. L’Ufficio Studi di CNA Modena ha analizzato questo dato fornito dalla Camera di Commercio disaggregandolo tra comuni e tra le aree della provincia di Modena, uno studio che ha mostrato una conferma e una sorpresa, come evidenzia la tabella seguente.

AREE

Attive

% attive su totale

Iscrizioni

Cessazioni

Saldo

% cess su att

% iscr su att

% saldo su att

Nord Est5.9619,3%303362-596,1%5,1%-1,0%
Ceramiche9.78115,3%530582-526,0%5,4%-0,5%
Modena16.90726,4%1.0261.048-226,2%6,1%-0,1%
Terre d’Argine10.10915,8%562693-1316,9%5,6%-1,3%
Area Nord7.80912,2%378496-1186,4%4,8%-1,5%
Terre di Castelli6.70810,5%343394-515,9%5,1%-0,8%
Appennino6.84310,7%285379-945,5%4,2%-1,4%

TOTALE

64.1183.4273.954-5276,2%5,3%-0,8%

 

La conferma è legata alle difficoltà dell’Appennino, uno dei territori dove il saldo tra nuove imprese e aziende cessate è particolarmente negativo (-1,4%, ben oltre il dato medio provinciale di -0,8%). Particolarmente pesante la situazione a Palagano, Fanano e Montecreto, dove le chiusure hanno coinvolto rispettivamente il 9%, l’8,9% e il 7,4% delle imprese in attività, senza che queste siano state compensate da altrettante nuove aperture. Non mancano però i segni più: quelli di Pievepelago, ad esempio, che con un saldo di + 2,6% è il miglior comune in provincia, e della vicina Fiumalbo (+1,6%). I numeri assoluti di questa crescita, però, sono ovviamente bassi.
La sorpresa negativa, invece, arriva dall’Area Nord, dove insistono più del 12% delle attività economiche modenesi, che è la peggiore della provincia, con un saldo negativo tra chiusure ed aperture che è quasi il doppio, in termini percentuali, di quello medio. In questo caso Camposanto (-8,4%), Concordia (-7,6%) e San Possidonio (-7,4%) sono i comuni più in difficoltà.

Mentre il capoluogo, dove opera più di un’impresa su quattro, è attorno alla parità, segnali positivi arrivano da Campogalliano, Maranello e Guiglia, caratterizzati dal segno più.

Situazione particolarmente grave nell’artigianato, un settore che rappresenta oggi il 31,2% delle aziende in attività (era il 33,7% dieci anni fa). È su quest’ultimo, infatti, che si concentrano le chiusure: il 37% delle attività che hanno chiuso i battenti sono appunto ditte artigiane. Peraltro, anche nell’ambito dell’artigianato sono i piccoli comuni a soffrire di più: i casi ancora di Camposanto, che ha registrato il 12,6% di chiusure da parte di artigiani, poi di Fanano (11,66%) e Medolla (11%) sono a testimoniarlo.

Un fatto particolarmente grave perché è nell’artigianato che troviamo molte di quelle attività di servizio utili alle comunità: la loro scomparsa può accelerare l’abbandono dei piccoli centri, soprattutto in appennino. Ecco perché occorrono interventi in questo ambito.

Peraltro, sono numeri che non riflettono ancora le conseguenze della crisi economica innescata dalla pandemia, che probabilmente nel 2021 aggraverà, soprattutto in alcuni settori, questo processo.

Di certo i dati – commenta CNA – sembrano confermare le difficoltà, da parte dei piccoli comuni, di innescare quelle politiche utili a facilitare l’attività d’impesa. Una considerazione che deve portare ad una rivalutazione delle fusioni tra comuni.