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Bilanci comunali, le osservazioni e le proposte di Rete Imprese

Bilanci comunali, le osservazioni e le proposte di Rete Imprese

E’ un attenzione particolare quella che quest’anno le Associazioni di Rete Imprese Italia stanno dedicando ai bilanci comunali. Un’attenzione giustificata dal fatto che nel 2019, la manovra finanziaria consente a comuni e regioni di aumentare le aliquote di imposte locali come Imu e addizionali Irpef, con ricadute negative per imprese e cittadini. Proprio dalla fiscalità locale inizia il documento che Rete Imprese Italia sta presentando ai sindaci in occasione della discussione sui bilanci delle amministrazioni locali. Un documento che parte appunto dalla considerazione che i comuni non dovranno agire in alcun modo sulla leva fiscale, malgrado l’apertura concessa dal Governo in questo senso.

Fiscalità locale. Tari, con la necessità di superare alcune criticità, tra le quali l’esclusione dal calcolo delle aree destinate alla produzione di rifiuti speciali (come hanno fatto alcuni comuni). Poi l’Imu con la richiesta di escludere dalla sua applicazione gli immobili strumentali all’attività d’impresa. Infine, altre imposte locali che determinano costi importanti per le aziende (ad esempio, l’imposta sulla pubblicità, che presenta margini di discrezionalità locali talvolta discutibili). Questi gli ambiti su cui intervenire
Appalti pubblici e le opportunità di lavoro per le imprese del territorio. A tutela delle piccole aziende e per dare loro modo di concorrere ai lavori, le associazioni chiedono di adottare obbligatoriamente la pratica della suddivisione degli appalti in lotti funzionali, di favorire la prassi della rotazione nelle assegnazioni, introducendo un limite al numero di lotti che una impresa può aggiudicarsi, di garantire sempre la partecipazione di un certo numero di aziende del territorio.
Dalle Unioni dei Comuni ai progetti di fusione ed integrazione delle funzioni amministrative tra piccoli comuni. Nella nostra provincia, nonostante siano evidenti i vantaggi che si determinerebbero con la scelta delle integrazioni, chiusure di natura politica e sapore campanilistico (a volte strumentale), hanno fino ad oggi impedito di dare corso a tali progetti di riorganizzazione istituzionale. Dai piccoli comuni dell’Appennino fino ai Comuni dell’area Nord, passando per Bomporto e Bastiglia, sono diverse le situazioni nelle quali sarebbe necessario attivare percorsi di integrazione. In provincia ben 18 comuni hanno meno di 5.000 abitanti: come si può pensare che queste amministrazioni siano oggi in grado di erogare i servizi più complessi richiesti dalle imprese e dai cittadini?
Meno burocrazia e più semplificazione. E’ inconcepibile che in materia urbanistica, edilizia, tributaria, ambientale, di accesso ai servizi ecc., ci siano regole diverse tra comune e comune, magari confinanti e similari per caratteristiche. Ciò porta ad evidenti complicazioni (e quindi maggiori costi) per le imprese che operano su più territori e per le quali i confini municipali non hanno senso. Stiamo parlando di un obiettivo a costo zero, non più rinviabile.
Riqualificazione urbana/edilizia e sostegni alle piccole imprese. Il territorio è un bene “finito” e non si può più certo pensare a politiche urbanistiche espansive. Occorre aprire una fase che veda al centro progetti di “rigenerazione urbana”, di riqualificazione immobiliare e riconversione che mettano al centro la valorizzazione del piccolo commercio e dell’artigianato, perché rappresentano realtà economiche indispensabili per rendere vivo e vivibile il territorio anche dal punto di vista sociale. Un obiettivo che può essere raggiunto solo con un adeguato sforzo economico in termini di agevolazioni ed investimenti, finanziabili ad esempio con fondi alimentati da quote di oneri di urbanizzazione derivanti da interventi insediativi/commerciali di medio/grandi dimensioni.
Sicurezza. Il tema della “sicurezza” non è solo percezione, ma anche dati reali, come testimoniano le ultime statistiche. Vanno ovunque messi in campo tutte le misure e gli strumenti possibili per prevenire ed impedire la diffusione della delinquenza e per assicurare un adeguato presidio e controllo del territorio: “controllo di vicinato” nelle zone residenziali e nelle aree artigianali, rafforzamento delle sinergie tra polizie locali, vigilanza privata e Forze dell’Ordine, aumento del numero di agenti di polizia municipale in strada e nei quartieri, più investimenti nella video sorveglianza dei punti ritenuti più critici delle aree pubbliche
Abusivismo. L’abusivismo continua ad essere una piaga che danneggia molti settori. Chiediamo alle amministrazioni e alle autorità competenti, maggiori e più incisivi controlli ed opportuni provvedimenti sanzionatori, per contrastare la diffusione di questa economia sommersa.
Marketing territoriale e turismo. Il marketing territoriale è una leva per favorire lo sviluppo della nostra provincia, per accrescerne competitività ed attrattività. Riteniamo che anche Modena, come ha fatto Bologna (Bologna Welcome) debba dotarsi di uno strumento su cui fare confluire le risorse pubbliche (anche comunali) e private, per attivare la promo commercializzazione del territorio e dei sui prodotti turistici. Un unico punto di riferimento di livello provinciale che porti a sintesi e coordini l’attività di promo-commercializzazione turistica e sia punto di riferimento per tutti gli attori pubblici e privati del territorio modenese. ModenaTur potrebbe essere una risposta, tenendo conto del fatto che, un’unica regia non presuppone un’unica sede, ma la possibilità di aprire sportelli operativi sul territorio.
Viabilità e trasporti. Nonostante in questi anni siano state diverse le opere portate a compimento, rimangono diverse situazioni di forte criticità. Preoccupano, ad esempio, le difficoltà degli accessi al capoluogo da tutte le direttrici. Sul territorio, il completamento della Pedemontana deve restare una priorità e con essa l’Autostrada Cispadana, che le Associazioni continuano a ritenere indispensabile,
Rete distributiva e servizi. Un dato: a livello nazionale, tra il 2007 e il 2016, le attività commerciali al dettaglio si sono ridotte del 12%, mentre la G.D.O è cresciuta dl 25%. A ciò si aggiungono i profondi cambiamenti al consumo legati all’avvento delle grandi piattaforme. Sono quindi indispensabili azioni e scelte che contribuiscano a creare un nuovo equilibrio della rete distributiva, facendo fare recuperare spazi ed opportunità anche alle piccole e medie attività commerciali. A questo proposito chiediamo che i progetti di apertura, trasferimento, ampliamento, accorpamento di superfici commerciali da parte grandi strutture di vendita siano subordinati all’impegno, attraverso un atto unilaterale d’obbligo nei confronti del Comune, a contribuire alla realizzazione di iniziative di riqualificazione e valorizzazione delle PMI commerciali, destinando una determinata quantità di risorse ad un apposito “fondo” pubblico.

Questi i punti salienti del documento che CNA, CONFESERCENTI, CONFCOMMERCIO, LAPAM LICO, presenteranno alle singole municipalità, con integrazioni legate alle specificità dei diversi territori.

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