CNA Modena esprime profonda preoccupazione per il decreto direttoriale emanato ieri sera, giovedì 6 novembre, alle ore 21.35 dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, con il quale si dichiara l’esaurimento delle risorse del Piano Transizione 5.0. Il provvedimento, adottato in via amministrativa e quindi con effetto immediato, di fatto blocca la possibilità per le imprese di accedere ai crediti d’imposta previsti dalla misura, lasciando senza tutela migliaia di progetti già avviati.

“Si tratta – commenta Cesare Galavotti, presidente provinciale di CNA Modena – di un provvedimento preso e pubblicato senza alcun preavviso, che solleva dubbi di legittimità”.

Appare giuridicamente discutibile che una decretazione d’urgenza di natura direttoriale, i cui atti attuativi sono già stati registrati dalla Corte dei Conti, possa sospendere, o di fatto annullare, diritti già maturati o in corso di maturazione, in violazione dei principi di certezza del diritto e di legittimo affidamento tutelati dall’ordinamento nazionale ed europeo. Peraltro, con fondi tutt’altro che esauriti: secondo le informazioni diffuse dal Gestore dei Servizi Energetici (GSE), alla data di ieri, 6 novembre 2025 risultavano ancora disponibili oltre 3,7 miliardi di euro sulle risorse originarie del Piano, pari a 6,3 miliardi.

La motivazione del blocco – la riduzione dello stanziamento a 2,5 miliardi nell’ambito della revisione del PNRR in sede europea – non può giustificare un provvedimento retroattivo che colpisce imprese già impegnate in investimenti conformi alle regole vigenti.
Un danno per le imprese e per la credibilità del sistema Paese.
Molte imprese avevano già avviato progetti di innovazione e transizione energetica, effettuato ordini e versato acconti ai fornitori, confidando in un quadro normativo definito dal Governo stesso nei mesi scorsi.

Questo blocco improvviso non solo espone queste imprese – almeno un centinaio nella nostra provincia – a gravi rischi economici, ma compromette la credibilità dell’intero sistema di incentivi pubblici, minando la fiducia nelle politiche di investimento nazionali e comunitarie.
E come se non bastasse il danno, la beffa, visto che, in calce al provvedimento che di fatto blocca l’erogazione di questi incentivi, ha ricordato che resta possibile presentare nuove domande fino al 31 dicembre 2025.

“Chiediamo – conclude Galavotti – un intervento immediato per garantire la tutela dei diritti delle imprese che hanno già avviato gli investimenti riaprendo le prenotazioni e garantendo l’accesso ai benefici della 5.0. Serve un atto di responsabilità istituzionale per ripristinare certezza, trasparenza e coerenza normativa, condizioni essenziali per accompagnare la transizione industriale ed energetica del Paese”.