Come è noto, da sabato scorso tutte le attività di servizio alla persona sono chiuse. Un provvedimento eccessivo secondo CNA Benessere e Sanità, Unione di categoria che associa le imprese del settore, le quali in questi non sono stati focolai di diffusione del contagio, anche per la meticolosità degli operatori nel rispettare i protocolli sanitari.

La chiusura delle attività del settore dei servizi alla persona rischia di essere un problema anche sotto questo profilo: “Di fatto – commenta Luana Franzoni – si tratta di una occasione purtroppo favorevole per il lavoro nero e l’abusivismo, un mercato che va contrastato non solo per motivi di carattere economico, ma anche sanitario”. È appena il caso di sottolineare, infatti, come queste attività prive di qualsiasi tipo di controllo sanitario rischino di alimentare la pandemia, anziché contrastarla. Per questo CNA si appella alle Forze dell’Ordine affinché la guardia si mantenga elevata e ai consumatori perché rifuggano dall’offerta di prestazioni in nero.

“Ma, oltre ai controlli, per ridurre la portata del lavoro nero occorre anche che sia chiara la politica relativa ai ristori. La bozza del decreto sostegni diffusa sabato da alcuni organi di stampa, infatti, fa riferimento solo al bimestre gennaio/febbraio e non tiene conto di ciò che avviene a marzo e di quello che potrà accadere ad aprile. In altre parole, le nostre attività sono costrette a chiudere senza sapere né se, né come, né con quali provvidenze, le nostre categorie potranno ricevere indennizzi”, sottolinea Luana Franzoni.

“A nessuno – continua la presidentessa di CNA Modena Unione e Benessere – sfugge la motivazione dei provvedimenti presi. Noi imprenditori siamo tutti genitori, figli e condividiamo le preoccupazioni per la salute della comunità. Ma abbiamo anche una preoccupazione in più: quella per il nostro futuro economico. Ecco, vorremmo che, dopo un anno, fosse stato possibile prevedere un meccanismo automatico di rimborsi. Ma evidentemente viviamo in un Paese la cui classe politica non riesce a far propria una visione di programmazione che esca dall’emergenza e che sarebbe l’unica strada possibile per affrontare i veri mali del nostro tempo: l’incertezza e la precarietà”.

 

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