Nella vita quotidiana degli italiani il loro ruolo è in continua crescita. Dei servizi che offrono, alle persone e alle imprese, non si può più fare a meno. Sono i professionisti “non ordinistici”, vale a dire non organizzati in ordine o collegi. Dei quali si sa, però, ancora poco. Che cosa fanno? Come sono organizzati? A queste domande, e a molte altre, ha cercato di rispondere CNA attraverso una indagine conoscitiva di tipo qualitativo condotta dall’Osservatorio professioni della Cna su un campione di circa 3mila professionisti che esercitano 29 attività diverse (vedi l’analisi in allegato).
L’indagine ha voluto far luce su un universo in costante aumento, che non è stato frenato nemmeno dalla crisi. Tra il 2009 e il 2013, infatti, l’Inps ha registrato un aumento del numero dei professionisti “non ordinistici” – cioè lavoratori autonomi con partita Iva (operanti in via esclusiva o prevalente) iscritti alla Gestione separata dell’Istituto previdenziale – del 19,1% a fronte di un calo pari al 2,6% dell’occupazione complessiva.

Il professionista “non ordinista” ha, in media, 46 anni di età. Possiede un alto livello d’istruzione: il 48% risulta laureato e il 49% diplomato. Cura in particolar modo la formazione professionale: otto su dieci hanno conseguito titoli specifici per esercitare, anche se oltre la metà di questi titoli non era obbligatoria ma diretta a elevare la competenza personale. Su dieci professionisti sei sono maschi. Più del 63% svolge la propria attività in via prevalente, con un 14% di imprenditori e poco più del 20% di dipendenti. Oltre la metà della partite Iva si avvale dell’apporto di collaboratori. Quanto al reddito, più della metà dei professionisti non arriva a 20mila euro l’anno lordi. A questo importo, francamente esiguo, va però fatta la tara: un terzo degli interpellati svolge altre attività, che integrano il reddito dichiarato prodotto dalla professione. In relazione alla clientela, un quarto dei professionisti può contare su un massimo di dieci clienti, più del 40% non supera i venti e solo il 22% ne ha oltre cento.

L’attuale disciplina dell’attività professionale “non ordinistica”, e in particolare la Legge 4/2013 che promuove l’autoregolamentazione volontaria e la qualificazione, viene promossa dall’86% dei partecipanti all’indagine. Un plebiscito sul quale pesa anche l’attenzione prestata dai clienti al livello qualitativo dei servizi offerti dai professionisti: al 65% di loro (un livello che sale all’80% nell’offerta di servizi per la salute) è stato chiesto, specificamente, se sono in possesso di titoli che attestano la loro qualificazione professionale.

“I professionisti, in tutti i campi, – ha commentato a margine della presentazione dell’Osservatorio Sergio Silvestrini, segretario nazionale di CNA – sono in grado di contribuire a riavviare il Paese e a ricondurlo ai livelli che merita, e ai quali può legittimamente aspirare. Chi viene nel nostro Paese, turista o investitore, ha bisogno dei servizi dei professionisti, servizi alla persona o alle imprese, che rappresentano il grande valore aggiunto italiano. E proprio la consulenza dei professionisti può sostenere e irrobustire il ruolo italiano di leader nel manifatturiero, secondi in Europa solo alla Germania”.

È in questa direzione che vanno le dieci proposte di CNA per il miglioramento della vita dei professionisti, all’insegna dell’equità fiscale (revisione dei minimi, deducibilità delle spese di formazione, semplificazione), del credito (ammissione ai bandi), della previdenza e del welfare (istituzione di una gestione specifica per una maggiore tutela, revisione delle aliquote).

Tag: