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La politica energetica italiana? Robin Hood al contrario: toglie ai piccoli per dare ai grandi

La politica energetica italiana? Robin Hood al contrario: toglie ai piccoli per dare ai grandi

Togliere ai piccoli per dare ai grandi. No, non è la parodia di Robin Hood, ma la situazione del mercato elettrico nazionale. E non si tratta di illazioni, ma della realtà dei numeri, fotografata dalla bolletta elettrica del 2018 (elaborazione a cura del Centro Studi di CNA), che evidenzia come il costo dell’energia elettrica per la fascia di consumi fino a 20 MWh è aumentato del 4,1% mentre le grandi imprese (consumi tra 20mila e 70mila MWh) hanno beneficiato di una sforbiciata dei prezzi del 16,9% e le aziende energivore (70mila-150mila MWh) del 9,5%.
In altre parole, la bolletta elettrica per artigiani e microimprese è sempre più pesante e si allarga il divario con le grandi imprese.
L’anno scorso è stato caratterizzato dall’entrata in vigore della Riforma degli energivori che riconosce alle grandi industrie sgravi fiscali pari a 1,7 miliardi di euro sul costo dell’energia, finanziati dalle bollette di tutte le altre categorie di utenti. Per le imprese con consumi elevati il peso del fisco è crollato dell’87,5% mentre per la fascia di consumi fino a 20 MWh la componente fiscale si è alleggerita soltanto del 2,5% allargando il divario tra grandi e piccoli. Quest’ultimi pagano l’energia elettrica tre volte di più rispetto alle imprese con consumi oltre i 70mila MWh (22,6 centesimi per KWh contro 7,6 centesimi).
“Il sistema della bolletta elettrica – rileva l’Osservatorio Energia di CNA – si conferma sempre più iniquo e sperequato, penalizzando le piccole imprese italiane in maniera non più sostenibile. È necessario intervenire con una drastica riforma della struttura di costo dell’energia, estrapolando dalla bolletta le componenti non strettamente legate al sistema elettrico, come il finanziamento delle politiche per le rinnovabili e le robuste agevolazioni fiscali agli energivori, facendole transitare sulla fiscalità generale e definendo una distribuzione delle varie componenti in bolletta più bilanciata tra le diverse categorie di utenti”.
Ciò rende vano il nostro sforzo di calmierare i costi delle imprese con l’organizzazione di gruppi di acquisto che comunque hanno consentito risparmi (rispetto alle quotazioni medie di mercato) intorno all’8% alle 520 imprese servite, per un ammontare di quasi un milione di euro (per la precisione 950mila euro) per ciò che riguarda l’energia elettrica, e 450milia euro per le forniture di gas naturale“.
Nel complesso le imprese italiane continuano a sopportare un costo dell’energia elettrica tra i più alti in Europa, anche se le piccole imprese sono quelle più penalizzate. Il divario tra l’Italia e la media europea nel 2018 rimane molto ampio e supera i 17 punti percentuali. Le micro e piccole imprese accusano uno spread ancora più elevato che sfiora il 25% nella classe di consumo tra 500 e 2mila MWh e tocca il 19,3% per la fascia fino a 20 MWh. Alle imprese energivore, invece, l’alleggerimento della tassazione ha prodotto un notevole beneficio. I grandi consumatori di energia elettrica in Italia pagano una bolletta inferiore del 2,8% rispetto alla media europea.

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