Oltre ai problemi generali (i costi e le difficoltà di reperimento delle materie prime ed infrastrutture come i ponteggi), oltre alle difficoltà conseguenti alla pandemia, c’è un’altra vicenda che crea grosse difficoltà alle imprese edili dell’Appennino: l’assenza di discariche di inerti, che costringe le aziende a perdere tempo e denaro per adempiere a questa esigenza, con un aggravio di costi per gli utenti. “A rendere più grave questo problema – sottolinea Alberto Canovi, presidente CNA dell’Area Appennino – il fatto che questa situazione si stia trascinando da anni, senza che le amministrazioni locali trovino una soluzione, indipendentemente dal colore politico”.

“Anzi – rincara Canovi – non manca chi cavalca questo problema stando all’opposizione, dimenticando di risolverlo quando magari riveste ruoli amministrativi. Ma a noi non interessano le polemiche politiche: oggi più che mai sono indispensabili soluzioni che consentano alle imprese locali il contenimento dei costi. Senza contare che l’individuazione di aree di conferimento sono utili anche per l’ambiente: evitano trasporti che sono fonte di traffico ed inquinamento, oltre che lo scarico abusivo di questi materiali”.

“Come CNA – continua il presidente di area – nei mesi scorsi avevamo individuato un imprenditore che avrebbe potuto mettere a disposizione un sito adatto allo scopo, una ex cava, ma purtroppo tutto si è si è bloccato di fronte agli ostacoli burocratici. Oggi questo non è più accettabile: è assolutamente necessario che gli amministratori del Frignano si adoperino per trovare una soluzione adesso, nel 2022. Tra un anno è troppo tardi per quella che è la situazione delle imprese e del contesto in cui operano. Chiediamo anche al Presidente della Provincia Tomei, che di uno dei comuni appenninici è sindaco, di farsi promotore di un’iniziativa di sollecitazione in questo senso, eventualmente con il coinvolgimento di Artersir ed Hera”.