Il Ministro per le pari opportunità e la famiglia ha emanato il decreto che definisce i parametri minimi per il conseguimento della certificazione di parità di genere alle imprese e stabilito quali sono gli enti abilitati alla certificazione.

Tale certificazione è stata prevista dalla legge di modifica del “Codice delle pari opportunità”, in attuazione del PNRR ed in particolare del progetto «Sistema di certificazione della parità di genere», il cui obiettivo è la definizione di un sistema nazionale di certificazione della parità di genere che accompagni e incentivi le imprese ad adottare policy adeguate a ridurre il gap di genere con particolare riferimento alla retribuzione corrisposta, alle opportunità di progressione in carriera e alla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, anche con riguardo ai lavoratori occupati di sesso femminile in stato di gravidanza.

La certificazione può essere richiesta da qualsiasi azienda e, quindi, non solo da quelle che occupano oltre cinquanta dipendenti tenute alla presentazione del rapporto biennale sulla situazione del personale maschile e femminile.

Per l’anno 2022 la certificazione consente alle aziende private che l’acquisiscono di beneficiare in particolare dell’esonero contributivo non superiore all’1% nel limite massimo di 50.000 euro annui, da riparametrare su base mensile. La misura precisa dell’esonero dovrebbe essere definita da un apposito decreto, non ancora emanato.

Specifiche premialità sono inoltre previste per la realizzazione di progetti cofinanziati con fondi europei o regionali, nonché per la partecipazione ad avvisi e bandi pubblici.

I parametri minimi per il conseguimento della certificazione sono quelli individuati nelle Linee Guida. Al rilascio della certificazione in conformità di tale prassi, provvedono gli organismi di valutazione della conformità accreditati in questo ambito.

CNA si sta organizzando per trovare aziende convenzionate in grado di fornire la certificazione.