Il taglio ai fondi per il cinema in manovra e la crescente insicurezza sul credito d’imposta allarmano l’industria dell’audiovisivo.
Se ne è discusso questa mattina alla Casa del Cinema di Roma, in una conferenza stampa congiunta organizzata dalle tre associazioni più rappresentative del settore: CNA Cinema e Audiovisivo, Anica e Apa – Associazione produttori audiovisivi.
“Comprendiamo che la congiuntura economico-finanziaria sia molto fragile, e che potrebbero essere necessari dei tagli ai sostegni statali per il settore audiovisivo, ma chiediamo alla politica perlomeno di concordare insieme le tempistiche”, ha esordito Gianluca Curti, presidente nazionale CNA Cinema e Audiovisivo. “Il ciclo industriale del nostro comparto è lungo, dura circa 24-36 mesi. Le produzioni su cui si lavora oggi si sono iniziate nel 2022, 2023 e 2024. Per questo chiediamo una transizione graduale: una parte dei tagli nel 2026, una nel 2027 e l’entrata a regime nel 2028, per garantire continuità e stabilità all’intera filiera”, ha sottolineato Curti. Per poi ribadire: “Se non avessimo la possibilità di confrontarci con il Governo e con le forze parlamentari sulla tempistica di attuazione dei tagli previsti, ci troveremmo, dalla sera alla mattina, con 70-75 mila posti di lavoro in meno in tutta Italia. Sarebbe un ‘piccolo’ dramma epocale”.
Curti ha ricordato che il settore conta circa 2.400 aziende, concentrate soprattutto in Lazio, Campania, Lombardia, Toscana, Emilia-Romagna, Piemonte, Puglia, e rappresenta un sistema complesso e vitale che coinvolge, oltre alle maestranze strettamente ‘cinematografiche’ (macchinisti, fonici, sceneggiatori…), anche imprese dell’autotrasporto, imprese che si occupano di impiantistica, sartorie, doppiatori, aziende di esportazione, importazione e distribuzione nelle sale. Il presidente di CNA Cinema e Audiovisivo ha sottolineato, inoltre, che il comparto è in controtendenza rispetto ad altri settori industriali in difficoltà, grazie anche al tax credit che ha consentito a questo mondo di “crescere, generando occupazione e sviluppo”.
Concordi Anica e Apa con l’allarme lanciato da CNA Cinema e Audiovisivo.
“Prevediamo grandissimi impatti occupazionali, un rischio di fallimenti a catena di imprese anche rilevanti e la quasi scomparsa di una parte importante del settore”, ha avvertito Alessandro Usai, presidente di Anica.
Secondo Chiara Sbarigia, presidente Apa, il rischio è la perdita del posto per “oltre 50mila lavoratori intermittenti nella produzione audiovisiva”.
I rappresentanti delle associazioni hanno chiesto di essere auditi entro il 14 novembre, vale a dire prima del termine fissato per la presentazione degli emendamenti alla Legge di Bilancio 2026.


